Muschi e Caridine: “questo matrimonio s’ha da fare”

Posted by on Ago 23, 2012 in I miei articoli, Portfolio | 0 comments

In occasione della manifestazione NapoliAquatica 2011, ho organizzato un matrimonio simbolico tra  le ‘guest stars’ della moderna acquariofilia: le caridine e i muschi.
Ho voluto altresì unire per questo evento i due maggiori portali italiani tematici: Caridine.it e Aquagarden, che mi hanno aiutato a realizzare questo importante momento di aggregazione e cultura durante la fiera.
Oltre a ringraziare loro per la squisita disponibilità, ringrazio il mio amico Rosario Curcio per la realizzazione dell’elegantissimo slide  che ha accompagnato la mia conferenza.

 

I motivi di questo evento sono molteplici: gli appartamenti, soprattutto nelle grandi città, sono sempre più piccoli, lo spazio per collocare un acquario di medie o grandi dimensioni può risultare impossibile da trovare, mentre lo spazio per un cubetto anche di 10-20 litri, si ricava ovunque.
Anche il considerevole aumento dei costi dell’energia elettrica influisce sulla scelta di ridurre le spese di riscaldamento ed illuminazione di un acquario di medie o grandi dimensioni.
Così che la maggior parte delle aziende di acquari ha rivolto la produzione delle vasche prevalentemente verso acquari di dimensioni da medie a piccole o piccolissime. La maggior parte delle aziende leader del mercato acquariofilo, allineandosi al nuovo trend, hanno investito fortemente nello sviluppo e commercializzazione di prodotti del settore nano.


Le Caridine annoverano oramai milioni di appassionati nel mondo. Sono bellissime, vivaci ed eleganti, non necessitano di grandissime cure e si riproducono con una certa facilità. A partire dalla Caridina multidentata (ex Japonica), comparsa negli acquari di Takashi Amano una decina d’anni fa, in questi anni sono state selezionate in Oriente diverse specie del genere Caridina e Neocaridina: Cantonensis, Heteropoda, Breviata, Serrata, finendo con le affascinantissime specie wild provenienti dalle isole Indonesiane Sulawesi e Borneo.
Le Caridine attirano un enorme pubblico di appassionati e gli allevatori (principalmente giapponesi, cinesi e tedeschi) sono costantemente impegnati nella ricerca di nuove selezioni per generare nuove varietà sempre più affascinanti e esclusive.

I motivi sono molteplici: i grandi maestri dell’Acquascaping (Aquatic landscape = paesaggio acquatico) li utilizzano di frequente nei loro layout in modo molto creativo ed originale.
Le immagini di queste creazioni fanno il giro del mondo tramite le riviste e il web, incuriosendo gli appassionati.


 

La versatilità dell’utilizzo dei muschi in acquario offre, infatti, molti spunti creativi per realizzare paesaggi subacquei molto suggestivi. All’inizio fu Takashi Amano con il solo Fontinalis antipiretica (Willow moss), poi sempre più spesso sono comparse nei layout diverse essenze di questa famiglia di piante e a prendersi cura di questi muschi immancabilmente  la Caridina Japonica.. ma poi sempre più diverse specie di Caridine  che  han trovato  il loro habitat ideale tra i talli dei muschi.

 

Data l’importanza delle foglie per il trasporto dell’acqua e delle sostanze nutritive,
queste risultano così delicate che vanno preservate il più possibile dall’essiccamento.
In questo caso la crescita del muschio si arresta grazie ad un abbassamento del tasso metabolico
che permette alla pianta di sopravvivere senza danni permanenti alla disidratazione,.

 

 

Quando ci si cimenta nella coltivazione dei muschi
è molto importante evitare alle piante brusche variazioni nei parametri dell’acqua (temperatura, pH, conducibilità, luce ).Di fronte a questo sbalzi repentini i muschi possono arrestare la loro crescita per adattarsi al nuovo ambiente e possono impiegare anche mesi per ricominciare a crescere. A loro favore va che i muschi riescono ad adattarsi a condizioni anche molto diverse da quelle originarie purché sia dato loro sufficiente tempo e che il cambiamento avvenga con gradualità. Una volta ambientati in vasca la stabilità dei valori è la chiave per il loro corretto mantenimento e propagazione.
L’apporto di Co2 stimola maggiormente la crescita dei muschi con un valore ottimale di 20-30 mg/l. I muschi in acquario, come detto precedentemente si adattano all’ambiente che trovano
e in assenza di Co2 cresceranno ugualmente, seppur molto più lentamente. E’ molto importante se si apporta la Co2 in acquario però che l’acqua sia ben tamponata da un KH di 4-5 ° per evitare pericolosi sbalzi di pH che, come già accennato prima, sono molto deleteri per il sviluppo costante della pianta. Il range di pH adatto ad un corretto sviluppo dei muschi è quello compreso tra il 6,5 e il 7,5. Per quanto riguarda la temperatura anche qui il range è molto ampio se si dà il tempo ai muschi di adattarsi alle diverse temperature. La temperatura di 24°-25° usata solitamente degli acquari va bene un po’ per tutte le specie di muschi. Il genere Fontinalis di cui parleremo in seguito però non tollera temperature più alte di 24°-25°, mentre il genere Taxiphyllum
è quello che più si adatta a temperature estreme verso l’alto (>30°) e si rivela adatto anche alla coltivazione in acquari tropicali con temperature costanti intorno ai 30°. I muschi in pratica hanno una grande adattabilità per i valori di coltivazione (pH, KH, T°) si adattano anche a diversi valori di PO4 e NO3, ma va tenuto sotto controllo attentamente nelle vasche il carico organico che ,
se eccessivo, porta inesorabilmente allo sviluppo algale che danneggia in modo significativo i muschi. Spesso per rimuovere le alghe ( in particolare quelle nere a pennello e le alghe filamentose)
è necessario intervenire con l’acqua ossigenata ma sono interventi dal risultato incerto. Fondamentale quindi per il successo nella coltivazione dei muschi in acquario è quello di un’acqua con valori molto stabili e pulita. Per quanto riguarda la luce i muschi in natura vivono in diverse condizioni di luce, dal sole diretto all’ombra, e quindi anche in acquario si conferma questa grande adattabilità. Si adattano a vivere anche con pochissima luce (0,2 watt/litro) o in penombra ma crescono più velocemente e presentano un colore più intenso sotto una luce intensa anche diretta (1watt/litro)

 

 

Molte altre  specie vengono trovate in natura ma al momento ci sono poche e incerte classificazioni   e notizie di una  adattabilità alla coltivazione sommersa.: sono solo 10 anni che è iniziata una seria bibliografia dei generi e specie di muschi. Le diverse specie di muschi possono essere catalogate in base alle caratteristiche dello sporofito che contiene le spore.

 

Vi sono diversi generi e molte specie di caridine che oggi possono essere allevate con successo nei nostri acquari. Gran parte di queste sono frutto di incroci ottenuti da allevatori asiatici, che han ottenuto nel giro di pochissimi anni, grazie soprattutto alla velocissima capacità riproduttiva di questi gamberetti, delle specie molto belle e appariscenti che annoverano milioni di appassionati nel mondo. La natura stessa poi offre degli esemplari di rara bellezza come per le Caridine del Borneo e Sulawesi, che però se non riprodotte in cattività hanno una bassa percentuale di sopravvivenza nei nostri acquari.
Il genere caridina fu descritto da Milne Edwards nel 1837, la famiglia fu classificata da De Haan nel 1849 .

 

 

 

 

 

Innanzitutto voglio specificare che questo ‘matrimonio’ nell’acquario è senza dubbio un matrimonio combinato .Siamo noi acquariofili che creiamo questa unione, che non è come quella naturale che abbiamo ad esempio tra l’anemone e il pesce pagliaccio o lo squalo con il pesce pilota; è una simbiosi ‘forzata’ perché i muschi da una parte e le caridine dall’altra hanno una uguale convenienza nella convivenza.
Un matrimonio di convenienza, come molti ci sono in natura anche nel genere umano.
La maggior parte dei muschi che mettiamo nei nostri acquari infatti, non fa parte del biotipo naturale delle caridine., a parte i muschi che provengono dal Sulawesi che al momento sono di difficile reperibilità..
Un po’ come facciamo spesso per nostri acquari, cerchiamo delle piante e dei pesci che abbiano delle esigenze di allevamento simili, e li mettiamo nella stessa vasca.

Questo aspetto se è di fondamentale  importanza per la sopravvivenza stessa delle caridine, lo è anche per lo  sviluppo dei muschi, che ,pur adattandosi a diversi parametri , mal tollerano gli sbalzi chimici dell’acqua.

 Un ambiente ricco di microrganismi di cui le caridine si nutrono : sono quelli che si sviluppano nel fondo, tra i sassi ma soprattutto  tra i talli dei muschi: una ricca fauna di microrganismi vegetali e alghe , il cibo preferito dalle caridine, che  in realtà sono onnivore e detrivore , ma è soprattutto il cibo indispensabile per  le piccole  caridine appena nate.

 

in particolar modo per le caridine appena nate e quelle che stanno effettuando la muta, entrambe facili prede di altri pesci eventualmente presenti in acquario . Se avete una buona vista e volete scorgere i gamberetti appena nati, basta guardare con attenzione tra la soffice massa dei muschi: è lì che potrete facilmente scorgerle. Le caridine inoltre non amano molto la luce e sono molto più attive quanto la luce è soffusa,d’altra parte i muschi per crescere si accontentano di pochi lumen di luce.

la maggior parte delle piante acquatiche necessità per una crescita rigogliosa di un buon apporto di Ferro, rame e altri micro e macro elementi. Caridine e Neocaridine però sono molto sensibili a concentrazioni medio alte (dipende dalla specie di caridina) di ferro e rame in particolar modo. Inoltre sono molto sensibili ad alti valori di nitrato. I muschi invece, a differenza delle piante, crescono ,seppur lentamente, ,anche senza l’aggiunta di micro e macro elementi, accontentandosi di quanto trovano nell’acqua. Altri valori di nitrati e fosfati tendono a sviluppare un in eccessiva crescita di alghe che ‘soffoca’ i delicati talli dei muschi. Ecco perché nei caridinai con muschi è molto importante impostare una fertilizzazione molto blanda e preferibilmente con prodotti testati adatti alle caridine.

 

Muschi e caridine si possono tenere come già detto in vaschette molto piccole, anche di soli 10 litri. Il problema delle caridine è però che,se ben tenute ed allevate, si riproducono con estrema facilità: ecco perchè chi parte con un piccolo cubetto in casa, dopo pochi mesi difficilmente riesce a resistere alla tentazione di aumentare il numero delle vaschette, per allevare diverse specie di caridine o per selezionare gli esemplari migliori. Se un cubetto di 10 litri consente di allevare una decina di esemplari, già con un cubetto di 30 litri si riesce a gestire con un po’ di tranquillità anche qualche riproduzione . Il cuore di ogni acquario è il filtro; un caridinaio deve ovviamente svolgere una funzione biologica e meccanica, ma è importante anche che il tubo di aspirazione non aspiri le piccole caridine che si avvicinano. Ecco perchè la maggior parte dei caridinai è equipaggiata da un filtro esterno con il tubo di aspirazione protetto da una spugna, oppure da un filtro ad aria. Le spugne dei filtri ad aria svolgono inoltre una importante funzione: offrono un fondamentale substrato nutritivo per le piccole caridine appena nate. Dopo qualche settimana le spugne sono ricoperte di microorganismi fondamentali per la crescita delle caridine. Questo substrato si forma anche sul fondo , sulle rocce e i legni, ma la concentrazione più elevata si accumula grazie all’aspirazione dell’acqua sulle spugne, le quali vanno di tanto in tanto risciacquate con la sola acqua dell’acquario per non perdere queste preziose qualità. La luce in un caridinaio va scelta in base alle necessità delle piante coltivate. Come già detto precedentemente le caridine non amano molto la luce e i muschi si adattano a quella che gli si offre adeguando la velocità di crescità alla quantità di luce disponibile. Nei caridinaio quindi vanno molto bene le luci a led, le PL o delle semplici lampadine risparmio energetico. Il termoriscaldatore in un caridinaio va usato solo se la vasca viene posizionata in un ambiente che subisce un forte sbalzo termico. Se tenuto in casa dove la temperatura in casa si mantiene tra i 18° ai 25°, non è necessario mettere alcun termoriscaldatore. Questo non vale se alleviamo caridine proveniente dal Sulawesi che vanno tenute a temperature tra i 27°C e i 29°C. Piuttosto, se si allevano caridine del genere Cantonensis ed Heterepoda è bene prevedere in estate delle ventoline per mantenere la temperatura sotto i 27-28°C., altrimenti è facile assistere ad una morìa generale dovuta il caldo. Nell’allestimento di un caridinaio ci si può sbizzarrire con la fantasia ed ottenere delle composizioni, seppur minute di gradevole aspetto. E’ fondamentale per la salute delle caridine la scelta di un substrato idoneo. La scelta del fondo della vasca infatti è legato al genere di caridine che andiamo ad allevare e alle piante che coltiveremo nell’acquario. Il fondo ideale è quello inerte come un ghiaino di granulometria molto fine oppure un fondo allofano che ha la proprietà di mantenere naturalmente un pH leggermente acido . Questa tipologia di substrato va bene per le caridine dei generi Cantonensis, Heteropoda , ma non è adatto alle vasche dove si allevano caridine di Sulawesi e Borneo che amano un pH basico e un ambiente più roccioso. Per queste specie è più idoneo un ghiaino inerte, anche leggermente calcareo, molte rocce e qualche muschio. In nessun acquario dove si allevano caridine particolarmente delicate è consigliato mettere una base di fondo fertilizzato: troppo spesso nella manutenzione dell’acquario si va a smuovere lo strato profondo del fondo, liberando elementi che si rivelano dannosi, spesso mortali per le delicate caridine. Anche una semplice sabbia silicea deve essere utilizzata con attenzione: non bisogna creare strati troppo spessi perchè vanno a creare spesso delle sacche anossiche che possono liberare pericolosi gas. Se si vuole utilizzare della sabbia, basta non metterne più di 2-3 cm. L’utilizzo di rocce e legni è vivamente consigliato nei caridinai. Le rocce devono provenire da luoghi sicuri (meglio utilizzare quelle di uso acquariofilo) e non devono essere calcaree, a meno che non vengano utilizzate in vasche per caridine del Sulawesi e Borneo. Le rocce offono graditi anfratti per dare rifugio alle caridine, soprattutto a quelle appena nate. Dopo qualche mese inoltre le rocce si ricoprono di un leggero strato di alghe che sono un ottimo nutrimento per tutte le caridine. Per i legni valgono le stesse regole sulla provenienza, e anche questi offrono un ottimo apporto di nutrimento vegetale. Le caridine amano passare il tempo tra i legni e le rocce a rovistare tra le fessure in cerca di cibo. Sia i legni che le rocce sono un ottimo substrato per la coltivazione dei muschi. Sia gli uni che le altre possono essere ricoperte da differenze specie di muschi ed ottenere dei caridinai di grande impatto estetico oltre che ad essere un ottimo ambiente per crescere ed allevare ogni specie di caridine.

 Anche se i muschi di adattano con il tempo a diversi valori dell’acqua rispetto all’optimum, quando li selezioniamo per l’allestimento di un acquario è bene orientarsi su specie più adatte al tipo di acquario che si vuole allestire e al risultato estetico che si vuole ottenere. Se si intendono allevare specie del Sulawesi è meglio orientarsi sui muschi del luogo anche se non è facile reperirli, in alternativa meglio optare per muschi del genere Taxyphyllum e Vesicularia che vivono bene a temperature medio alte (25°-30°) Se alleviano caridine che amano l’acqua più fresca (in particolare le specie Cantonesis e Heterophoda) sono l’ideale i muschi del genere Fontinalis e Fissidens . I muschi sono delle piante dall’utilizzo assai versatile e si possono utilizzare in modo molto creativo. Ecco qualche suggerimento per l’utilizzo dei muschi nel layout di un acquario. Con i muschi si possono decorare e ricoprire legni, rocce e qualsiasi arredo dell’acquario (anche i tubi del filtro). Per far ciò e possibile utilizzare del sottile filo di nylon , o di cotone che si potrà poi successivamente rimuovere . Per ricoprire una roccia può essere utilizzata, dopo aver steso il muschio una retina trasparente (quella per I capelli) che è praticamente invisibile. Muschi adatti da legare ai legni o alle rocce ce ne sono di bellissimi come il Christmass moss, il Creeping moss, Java moss, il Taiwan moss, Spily moss, o il Willow moss, Erect moss, Peackock moss, Flame moss, Fissidens fontanus: Non fanno parte dei muschi ma si comportano come tali in vasca la Riccardia chamedrifolia , il Monosolerium tenerum e il Susswarteng moss. Per creare un pratino di muschio si possono legare porzioni di Singapore moss su pietre basse o sottili lastre di ardesia, oppure legarlo su retine metalliche che verranno poi posate sul substrato. Si possono utilizzare delle sfere di Cladophora aperte. Lo stesso metodo (in verticale) si può utilizzare per creare dei muri di muschio che fanno da sfondo dell’acquario Per creare un muro di muschio è adatto il Taiwan moss (Taxiphyllum alternas) o il weepig moss (Vesicularia ferriei) . Una volta cresciuto il muschio l’acquario avrà un aspetto molto naturale e suggestivo. Realizzare un acquario di muschi è di fatto molto semplice_non ci sono limiti di dimensioni, anche in 2-3 litri possiamo provare a coltivarli. In vaschette di 15-20 litri tuttavia sarà più piacevole creare dei gradevoli layout. Con un sottile substrato, qualche legnetto e sasso potrete stimolare la vostra fantasia e creatività per realizzare un angolino tutto verde dove magari fanno da piacevole contrasto di colore delle coloratissime caridine, specializzate e instancabili nel mantenere il muschio pulitissimo E’ un acquario che nella sua semplicità e facilità di manutenzione saprà dare moltissime soddisfazioni anche a chi non ha molte risorse economiche e di tempo a disposizione.

 

 

 

Qui di seguito qualche scatto fatto da amici durante la conferenza, insieme agli amici di Caridine.it e Aquagarden.


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